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L’influenza russa in Africa all’indomani della caduta di Assad

14 gennaio 2025 · Massimo Capriati

La fuga di Bashar Assad in Siria avrà conseguenze di vasta portata per Mosca, estendendosi anche alle sue operazioni in Africa. Da decenni centro logistico del Cremlino in Africa attraverso basi militari e strutture di supporto fondamentali per le attività russe all’estero: con Assad in esilio in Russia, il Cremlino dovrà considerare le implicazioni per le sue operazioni in Africa.

L’Africa come pedina strategica: strumentalizzazione dei migranti e hybrid warfare

Il continente africano è di fondamentale importanza per la long-term strategy di Mosca, il cui guadagno annuo di 1 miliardo di dollari all’anno solo grazie ad operazioni minerarie nella Repubblica Centrafricana e la cui gestione dei giacimenti petroliferi in Libia e in Sudan rappresentano una delle fonti economiche alternative per una strategia volta ad aggirare le sanzioni occidentali.

Oltre agli interessi geoeconomici, le mire di Mosca hanno natura diplomatica, politica e strategica, dalla non condanna ufficiale dell’invasione in Ucraina dei Paesi africani all’espansione della propria influenza in chiave antioccidentale ed antieuropea.

Oggi, la caduta di Bashar Assad mette in discussione le prossime mosse del Cremlino sullo scacchiere strategico africano, che vede nella base aerea di Hmemim e nella base navale di Tarsus (la cui locazione fu concessa per la prima volta nel 1971 da Hafez Assad e prolungata da Bashar Assad, per ulteriori 49 anni, nel 2017), due dei principali avamposti russi sul Mediterraneo.

Divenuta fonte di manodopera per il contrasto alla carenza di lavoratori russi e bacino di attingimento per il reclutamento di reclute da impiegare in Ucraina, l’Africa – in particolare il Sahel e l’area subsahariana – è oggi anche teatro di minacce e guerra ibride per il contrasto al fronte europeo della Nato.

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https://www.geopolitica.info/influenza-russa-in-africa/


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