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Informazione

Scriviamo sempre meno e inventiamo parole: come i social cambiano la comunicazione

27 novembre 2024 · Stefania Mocchi

Non solo sulla nostra capacità e possibilità di condividere le emozioni o partecipare agli eventi. I social hanno avuto un chiaro impatto anche su linguaggio, e purtroppo non sempre in meglio.

È la riflessione di uno studio italiano condotto dal Centro di Data Science and Complexity for Society dell’Università La Sapienza di Roma.
Tra hashtag, emoji, gif e meme spesso usati al posto delle parole per esprimere un concetto tra le principali conseguenze ci sono testi più brevi, con un impoverimento del lessico, mentre resta costante l’introduzione di neologismi.
Pubblicato sulla rivista Pnas, il lavoro, intitolato Patterns of Linguistic Simplification on Social Media Platforms Over Time, è un’analisi che abbraccia 34 anni di interazioni linguistiche, dagli albori di Internet degli anni ’90 (con Usenet) fino ai social più usati, con una mole di dati su 300 milioni di commenti in inglese provenienti da otto piattaforme diverse (Facebook, Twitter-X, Gab, Reddit, Telegram, Usenet, Voast e YouTube).
Per ognuna delle app, sintetizza Ansa, gli autori hanno raccolto dati contenenti commenti su tematiche peculiari di ogni social. Ad esempio, su Facebook i vaccini e la Brexit; sui gruppi Telegram le teorie cospirazioniste e su X-Twitter i cambiamenti climatici.
La ricerca si è concentrata sulla ricchezza del vocabolario degli utenti e sulla loro attività sulle piattaforme considerate. Il quadro che emerge è che sui social si sta verificando un processo di semplificazione linguistica che si manifesta in diversi modi tra cui una ridotta ricchezza lessicale e commenti di lunghezza più breve. La maggior parte degli utenti, ad esempio, utilizza fino a 10 parole uniche indicando così una dimensione lessicale modesta.
Parallelamente, però, i ricercatori hanno analizzato l’introduzione di parole nuove. E hanno osservato che, nonostante la semplificazione generale, si continuano a introdurre neologismi ad un ritmo stabile.
A dimostrazione di come il linguaggio rimanga dinamico anche in un contesto di impoverimento lessicale

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