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DAL COP 26 AL COP 27 ALLA GUERRA IN UCRAINA: L’IMPRESA CHIAMATA AD UNO SFORZO CLAMOROSO
10 gennaio 2022 · Avv. Pietro Domenichini
Il tema materiale della lotta al cambiamento climatico è uno dei più attuali, anche se non certo l’unico da affrontare quando si parla di responsabilità e sostenibilità d’impresa.
Alla ribalta nei giorni attuali, vista la controversa conclusione della conferenza di Glasgow, merita più di un’attenta riflessione per noi che ci occupiamo di fornire gli strumenti per configurare le migliori prassi al servizio delle imprese più attente e responsabili.
Il risultato della riunione di COP26 a Glasgow è ancora oggetto di controversie, contestazioni, tentativi di mediazione, e di un sostanziale insuccesso ideologico. La nuova bozza di pacchetto conclusivo è stata diffusa alle 8:00 del 13 novembre, mentre si attende l’approvazione finale da parte dell’Assemblea Plenaria informale fra i rappresentanti dei 197 Paesi. Sono in discussione anche le bozze aggiornate del pacchetto conclusivo, i temi al cuore del processo Cop, come mercato globale delle emissioni di CO2, regole per il monitoraggio e la verifica degli impegni di riduzione dei gas serra, aiuti ai Paesi in via di sviluppo.
L’oggetto delle contestazioni riguarda in primo luogo l’inconsistenza delle previsioni di aiuti ai Paesi in via di sviluppo, ma a ben guardare il tema ideologico che divide i governanti riguarda il concetto stesso di sviluppo e le sue implicazioni. In primo luogo, infatti, emerge con sempre maggiore chiarezza la disparità fra le Nazioni ad economia avanzata e le altre, in termini di accesso alle risorse naturali e di garanzie del livello di vita ai cittadini. Ma il vero tema sul tappeto è quello della sostenibilità a medio e lungo termine dello stile di vita dei cittadini delle Nazioni ad economia avanzata, e la possibilità di estendere questo tenore di vita agli altri.
La soluzione di stanziare ingenti somme di denaro pubblico per sostenere un processo di transizione regolamentato verso un modello di sviluppo per i Paesi
17 a basso reddito viene giudicata da molti come insufficiente e poco promettente. Nel 2009, le economie avanzate si erano impegnate a mobilitare 100 miliardi di dollari l'anno a favore di quelli a basso reddito. L’obiettivo era di arrivarci nel 2020, ma ci si è fermati sotto i 90 (83-88 secondo l'Ocse). La somma potrebbe essere raggiunta nel giro di uno o due anni e forse superata nei successivi. Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, ha definito «deludente» il comportamento dei Paesi avanzati. «L'Unione Europea dà già ora 27 miliardi di dollari - ha detto - ed è pronta a esplorare la possibilità di sforzi ulteriori».
