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IL DOPO COVID-19. GLI STRUMENTI PER LA RINASCITA
12 giugno 2021 · Avv. Pietro Domenichini
Il terrore della drammatica recessione che, evidentemente, incombe sull’economia mondiale, ha stimolato importanti contributi, fra i quali ci sentiamo di riportare quello pubblicato il 4 maggio 2020 presso l’Università di Oxford, dalla SSEE - Smith School of Enterprise and the Environment, a firma di Cameron Hepburn, Brian O’Callaghan, Nicholas Stern, Joseph Stiglitz e Dimitri Zenghelis.
Nei giorni in cui stiamo scrivendo, si assommano numerosi interventi,
alcuni di notevole spessore, che inquadrano con chiarezza gli strumenti
necessari a far si che la situazione dopo la chiusura dell’emergenza da
Covid-19 possa costituire una rinascita.
Il terrore della drammatica recessione che, evidentemente, incombe
sull’economia mondiale, ha stimolato importanti contributi, fra i quali ci
sentiamo di riportare quello pubblicato il 4 maggio 2020 presso l’Università
di Oxford, dalla SSEE - Smith School of Enterprise and the Environment, a
firma di Cameron Hepburn, Brian O’Callaghan, Nicholas Stern, Joseph
Stiglitz e Dimitri Zenghelis.
Lo studio, dal titolo “I provvedimenti di aiuto finanziario pubblico
conseguenti al COVID-19 accelereranno o ritarderanno i progressi sui
cambiamenti climatici?” mostra il potenziale per un forte allineamento tra
economia e ambiente. La direzione di queste misure nei prossimi sei mesi
determinerà in gran parte se i peggiori impatti del riscaldamento globale
possano essere evitati e la ricerca pubblicata rivela che le politiche
rispettose del clima possono fornire un risultato migliore per l’economia e
l’ambiente.
Nella stesura di questo lavoro, un team di esperti di fama internazionale, tra
cui il vincitore del premio Nobel Joseph Stiglitz e il noto economista del
clima Nicholas Stern, si sono riuniti per valutare l’impatto economico e
climatico derivante dalla scelta del percorso per uscire dalla crisi. Hanno
quindi catalogato più di 700 politiche di stimolo dell’economia,
suddividendole in 25 grandi gruppi, e condotto un’indagine globale
interrogando 231 esperti provenienti da 53 paesi, tra cui alti funzionari dei
ministeri delle finanze e delle banche centrali, docenti di fama
internazionale, ed esponenti delle più quotate think-tank.
Attingendo a questo sondaggio e agli insegnamenti della crisi finanziaria
del 2008, gli economisti hanno scoperto che i progetti compatibili con la
green economy, creano più posti di lavoro, offrono rendimenti a breve
termine più elevati per spesa in dollari e portano a maggiori risparmi sui
costi a lungo termine, rispetto ai tradizionali stimoli fiscali.
Lo studio della Smith School, corroborato come si diceva dall’opinione di
ben 231 esperti, distingue in primo luogo fra misure d’emergenza (rescue
packages) e piani di risanamento, o misure di ripresa (recovery packages).
Tale distinzione riconosce la difficile compatibilità delle misure
d’emergenza nell’assecondare le esigenze di controllo del surriscaldamento
globale, mirando quindi a definire fin d’ora quali misure di ripresa siano
riconosciute più efficaci ed attuabili dagli esperti consultati.